Andrea Costa Imola “B”asket
Fa sempre piacere accorgersi che anche all’interno di un sistema abnorme e indecifrabile come lo sport italiano, alcuni personaggi siano ancora capaci di autocritica ed attenta valutazione del proprio operato.
E’ un maestro in questo senso l’amministratore biancorosso Giampiero Domenicali, che terminata l’ultima stagione sportiva con la retrocessione dell’Aget Imola Basket in serie B (A dil. secondo la nuova nomenclatura), si è prodigato a stilare un resoconto dettagliato di cosa non abbia funzionato, mettendo i propri errori di valutazione in cima alla lista.
Questo esempio di trasparenza intellettuale è sicuramente apprezzabile, soprattutto da parte dei molti tifosi che per tutta la stagione si sono gustati un giretto fino a Faenza, un biglietto d’ingresso e spesso uno spettacolo non all’altezza della categoria.
Stona invece con questo atteggiamento di grande responsabilità il continuo susseguirsi di voci che vorrebbero la società alla ricerca dell’ennesimo salvacondotto burocratico per la Legadue.
Il ripescaggio, strumento che per sua natura è indice di situazioni caotiche e regole o assenti o male applicate, è già stato sfruttato recentemente dall’Andrea Costa per sovvertire il verdetto del campo e riprendere il proprio posto in un campionato che per meriti sportivi non le competeva più.
Sono tutti leciti e comprensibili i discorsi sul prestigio, la visibilità, l’attenzione degli sponsor, i diritti televisivi ecc… che inducono a ritenere migliorativa la condizione di ripescati in Legadue piuttosto che degni partecipanti della lega inferiore, ma i discorsi finiscono inevitabilmente dove cominciano i soldi, di lì in avanti parlano solo quei pezzi di carta colorata con la cartina dell’europa disegnata sopra.
La storia recente del club ci parla di pochi soldi, o comunque non sufficienti per affrontare la Legadue, di squadre approntate con tanta buona volontà ma pochi nomi e minori risultati, di salvezze acciuffate all’ultimo secondo alternate a risalite guadagnate a suon di carte bollate.
E’ questa la linea di galleggiamento che la dirigenza del club pensa di regalare ai suoi tifosi per i prossimi anni?
Lo sport professionistico in Italia è gestito alla “Masaniello“, comanda chi urla più forte o chi ha i numeri per farsi eleggere; equità, regole, logica, sportività, sono tutte parole bellissime che rimangono subordinate ad una parola sola: DENARO.
Può piacere o anche no, ma non si intravedono spiragli di cambiamento, quindi chi vuole partecipare al gioco deve accettare le regole e paradossalmente la regola del DENARO è la più semplice in assoluto, se tiri fuori i soldi vinci e sei bravo, se li tieni in tasca perdi e fai delle figurette.
Nessuno vuole fare i conti in tasca alla dirigenza dell’Andrea Costa, al club o allo sponsor, ma l’evidenza dei fatti recenti è che l’esborso affrontato non è stato sufficiente alla causa.
E’ così assurdo pensare di tornare ad offrire ai propri tifosi un basket guardabile anche se di lega inferiore, spendendo tutti meno? Magari lanciando qualche giovane del vivaio invece di regalare cariole di quattrini a certi carampani che vengono in riva al Santerno solo per svernare?
E’ proprio indispensabile pensare ad una nuova corsa al ripescaggio ed eventualmente ad un’altra squadretta dal futuro segnato?


1 June 2009 

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