ANDREA COSTA da Imola: celebrazioni e retorica

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Il 2010, anno in cui ricorre il centenario della morte di Andrea Costa, sarà dedicato interamente ad un susseguirsi di iniziative e manifestazioni volte a ricordare e a far conoscere la vita e le gesta di uno dei padri del socialismo in Italia.
Non saremo dunque noi a dilungarci nell’ennesima biografia del politico. Troverete online innumerevoli risorse più o meno autorevoli dedicate al celebre imolese, allo studio del quale si sono dedicati personaggi illustri, uno su tutti Renato Zangheri, che proprio in occasione delle celebrazioni avvenute nel mese di gennaio ha contribuito a tracciare il profilo di Andrea Costa, come uomo, come politico e come fondatore di una cultura del lavoro che dal suo impegno in avanti ha assunto connotati a noi più riconoscibili.
Ci limitiamo a ricordare che il 26 gennaio scorso, il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha ricordato il parlamentare imolese, alla presenza del presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, in occasione di un convegno di studio organizzato dalla fondazione presieduta da Fausto Bertinotti.
Mentre a Imola, una serie di eventi a tema, iniziati il giorno 19, ricorrenza della scomparsa di Andrea Costa, porteranno ad una mostra il 27 febbraio, presso la Galleria del Risorgimento, dal titolo “Andrea Costa immagini e…”. Il 17 Aprile verrà inaugurata ai Chiostri di San Domenico “Andrea Costa e il governo del Comune. L’esperienza amministrativa di Imola e il municipalismo popolare dal 1881 al 1914″.
Altri eventi, organizzati da diversi enti ed istituzioni, si succederanno per tutto il 2010, trovando la loro conclusione temporale nel 2011.

A nessuno salta in mente di mettere in discussione l’importanza del personaggio, per la città di Imola, per la Romagna ma soprattutto per l’Italia, il cui impianto burocratico e sociale di quegl’anni non si distingueva certo per l’attenzione che riservava ai ceti medio bassi e alla classe operaia, che solo con l’appoggio di uomini come Andrea Costa hanno saputo sollevarsi, prendendo coscienza del proprio ruolo ed imparando a conoscere diritti fondamentali.
Credo tuttavia inevitabile, notare la forte incongruenza che contrappone un intero anno di celebrazioni, molte delle quali di iniziativa politica, ad una logica nazionale che si è messa il socialismo sotto i piedi e lì sembra volerlo tenere ad ogni costo. E non parlo dell’espressione partitica recente, quella che anche i giovani conoscono perchè legata a nomi ingombranti e alle tristi vicende della prima repubblica e di mani pulite. Parlo piuttosto del significato filosofico del termine e della sua traduzione pratica nella quotidianità.
Andrea Costa parlava con la gente e non lo faceva solo in odore di elezioni. Le sue visite nei campi, a contatto con i braccianti erano sentita partecipazione ad una condizione disagiata e non visita di cortesia di campagna elettorale.
Andrea Costa mutava la sua linea di pensiero ogni volta che il pensiero stesso si arrendeva all’evidenza dei fatti e non quando le poltrone piene suggerivano di cambiare aria e mutare casacca.
Andrea Costa si è fatto cacciar dentro per insurrezionalismo, lottando contro il cieco interesse di una classe di privilegio che arroccata su posizioni medievali pretendeva di governare una nazione come un feudo. Non certo per problemi di prostituzione, favoreggiamento o corruzione.

Non mi si accusi, per queste parole di manicheismo, non stiamo parlando di un santo, ma di un uomo che ha saputo guidare un movimento, seppure fra molte sterzate, ad un risultato impensabile fino a pochi lustri prima.
Sarebbe anacronistico, a cento anni dalla morte, cercare nei contenuti dell’azione di Andrea Costa la cura per i mali odierni della società, ma c’è da chiedersi se anche il suo metodo e soprattutto lo spirito da cui traeva origine, siano così attempati da risultare inservibili nel ventunesimo secolo?

Si prenda piuttosto atto di uno stato, quello italiano, in cammino su strade diverse da quelle indicate dai padri del pensiero sociale, quelli che per primi posero le basi per una storia di dignità e di tutela del lavoro. E se ne prenda atto senza nascondere la testa, se questa è la direzione che più aggrada così sia. Però evitiamo la retorica del ricordo, non costringiamo persone che già in vita tribolarono molto ad impietose capriole nella bara.

Si arrivasse mai nel mondo alla totale abolizione del fumo e alla scomparsa di tutti i fumatori, avrebbe senso secondo voi dedicare un anno di celebrazioni all’inventore delle sigarette?

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