Associazione Filodrammatica Casa del Fanciullo: dalla guerra al tramonto del dialetto

La storia inizia negl’anni del secondo conflitto mondiale (1941-1944), per volontà di un gruppo di giovani, attratti dal teatro e poco distratti dalle bombe e dall’indigenza che li costringeva ad un palco di fortuna montato nella canonica del Carmine.
Per volontà di don Giulio Minardi, negl’anni ’50 sorse il complesso della Casa del Fanciullo con annesso un locale spazioso ad uso cinema/teatro. Qui, sotto la guida di don Giovanni Vecere prima e di don Romano Fiorentini poi, furono allestiti numerosissimi spettacoli, alcuni dei quali di enorme successo. Ricordiamo fra questi: “Azidenti a cla mela”, “Non ti pago”, “Due dozzine di rose scarlatte”, “L’importanza di essere onesto”, “Arsenico e vecchi merletti”, “Spirito allegro”, “La cicogna si diverte” ecc…
A partire dal 1989, dopo qualche anno di inattività, la collaborazione con la filodrammatica di Ortodonico, portò alla messa in scena di commedie quali: “E rè bel, l’énzel e e du ed copp”, “E pu i dis di zovan”, “Tot i mat i n’è a Iomla”, “Tot i ledar i n’è in galera”. Ma solo il 25 giugno del 1993, vede la compagnia costituirsi in “Associazione Filodrammatica Casa del Fanciullo” e rappresentare commedie quali: “Chi l’ha d’or chi l’ha d’arzent”, “Prema e sgonda zuvantò”, “Premiata ditta Garavotti Gioacchino e figlio”, “Sò e zò pral schel” ecc…
Attualmente la filodrammatica è attivissima e sotto la guida di Gianni Fazziani, raccoglie consensi di pubblico in giro per la regione, rappresentando commedie dialettali di indiscusso valore comico. Eppure, presenziando alle serate di spettacolo, ci si accorge come la platea risplenda d’argento!
Imola è da sempre un’isola felice per il teatro, non possiamo ignorare la storia di un comunale gremito in ogni ordine di posto per l’inera settimana di repliche, non vogliamo dimenticarci di esperienze e laboratori giovanili a cura di chi il teatro lo ha fatto da protagonista. Il T.I.L.T., il concorso “La parola e il gesto“, o ancora “Acqua di terra, terra di Luna“, solo per citare i più noti, ai quali si affianca una costellazione indefinita di gruppi parrocchiali, esperimenti privati e innumerevoli virtuosi del dilettantismo. Il dialetto però, quello è lasciato ai “vecchi”. Non ci sono scuse che tengano, a molti giovani salta in mente di cimentarsi nella recitazione, molti altri si avvicinano invece da spettatori, a dire il vero quasi sempre in modo silenzioso, quasi si vergognassero di tale scelta, ma nessuno di questi ambisce ad una commedia dialettale.
Si preferisce storpiare Shakespeare o De Filippo, piacciono molto i corsi di “improvvisazione” spesso più utili per fare outing che per recitare, e poi va di moda il musical per straziare anemici testi anglo-americani con romagnolissimi sibili e zuzezze…ma il dialetto no! Proprio il dialetto, che per un imolese rappresenta la strada maestra, la lingua più orecchiabile assieme all’iataliano, quella che si padroneggia con minor sforzo.
Si corre tutti al cinema e si ride da matti per quattro battute in romanesco o per uno sfottò in napoletano ma poi ci si vergogna di parlare il romagnolo!
Consiglio pratico per chi ha avuto la costanza di giungere fin qui nella lettura: se volete farvi quattro risate, evitando di regalare soldi alle solite pellicole di terz’ordine che il cinema spesso ci propone, mettetevi pure parrucca e baffi finti per non essere riconosciuti ma presenziate ad una commedia dialettale…attenti però, può dare assuefazione!


14 February 2010 

Sono pienamente d’accordo sullo scarso share degli spettacoli dialettali e pienamente d’accordo sull’invito rivolto a tutti (giovani compresi) di andare a vedere gli spettacoli in dialetto imolese.
Il 7 e il 21 marzo 2010 alle ore 20,00 ci sono le ultime 2 commedie in dialetto al teatro della parrocchia di Pontesanto
NON MANCATE
Ps.
Cominciate anche a dare una prima occhiata a:
http://www.iomla.net/
NB
si cercano collaboratori