Livio Venturini: “Torno il 29…se posso”

Per lavoro mi guardo attorno e racconto ciò che vedo, naturalmente il racconto si fa più interessante quando riguarda qualcuno più che qualcosa e, di più se questo qualcuno ha fatto o fa cose originali e fuori dagli schemi.
A questo proposito mi è capitato di fare gli incontri più disparati: cantanti, scrittori, collezionisti, attori, sportivi, pittori, ecc. ecc. tra loro, però, mai mi era capitato di incontrare qualcuno che a 60 anni incide il suo primo disco. E per iniziare una collaborazione, seppur saltuaria con Ioomla, ho pensato: ci vorrebbe qualcuno così.
Ebbene, avrete capito, l’ho incontrato questo qualcuno. Si chiama Livio Venturini. Lui lo ha fatto, e anche se non si tratta di chissà quale impresa titanica, ma più di un desiderio di fermare su cd i brani che sono da sempre patrimonio mnemonico della sua vita da cantautore, si tratta pur sempre di un fatto raro che mi ha fatto venir voglia di conoscere meglio Livio, imolese di nascita e toscano per amore, che fin dall’adolescenza ha avuto la musica come compagna dei momenti più significativi, ma che nei suoi primi 60 anni ha fatto una quantità di cose che non si sà da dove cominciare a raccontarle.
Comincierei da un incontro. Nel 1972 degli amici mi presentano Roberto Vecchioni, da qualche tempo pensavo con degli amici di organizzare concerti e, grazie all’ospitalità dell’allora casa del popolo di Sasso Morelli e all’incontro con Roberto, partì la straordinaria esperienza dello “Stanzone”. Pensate che oltre a Vecchioni portammo a Sasso Morelli i Viulan, Pierangelo Bertoli, Francesco Guccini e una giovanissima Gianna Nannini che capitò in una sera di nebbia fitta, ma così fitta che anche quelli del posto non uscirono di casa; al suo concerto eravamo meno di 10 persone, fu ugualmente una grande serata.
E poi?
Come tutte le cose belle e intense è durata poco, secondo me avevamo precorso i tempi e a quell’epoca non potevi contare su finanziamenti e sponsorizzazioni, così è finita.
Con Vecchioni poi è andata avanti?
Sì, io suonavo la chitarra e l’ho accompagnato in qualche data, lui aveva già inciso due LP, Parabola e Saldi di fine stagione.
Mi risulta che hai fatto anche un’importante esperienza teatrale.
E’ vero, sempre negli anni ’70 ho conosciuto all’Antoniano di Bologna Edgardo Siroli, voleva mettere in scena un testo politico tratto da Pablo Neruda: Elogio della rivoluzione cilena, e aveva bisogno di un accompagnamento di chitarra, così entrai a far parte di un mondo per me nuovo, lavorai con attori del calibro di Salvo Randone e Lea Padovani e a volte recitavo anch’io.
Dagli anni ’70 di acqua sotto i ponti ne è passata.
Beh la vita è andata avanti.. mi sono sposato, divorziato, ho continuato a suonare e scrivere canzoni, poi mi sono occupato di comunicazione e internet. In anni più recenti, dal 2006, mi sono trasferito in toscana dove abita la mia compagna e, dopo un grave infortunio che mi ha tenuto immobile per 2 mesi, ho ripreso a suonare.
Torniamo alla musica, a Imola qualcuno ti chiama Bob Dylan.
Dylan è la mia stella polare, ho spesso cantato pezzi suoi nei miei concerti, ma anche Vecchioni e altri cantautori mi hanno influenzato, però… si Dylan è stato il primo, ti racconto un aneddoto: Andavamo al bar Renzo e selezionavamo sempre la stessa canzone nel Juke box, Mr. Tambourine Man, non nella versione di Dylan però, ma in quella dei Byrds che furono il gruppo che portò al successo planetario quel pezzo, ebbene se da una parte abbiamo fatto fare incassi da favola al bar Renzo, dall’altra eravamo un vero flagello, al punto che come sentiva le prime note di chitarra il proprietario usciva dal chiosco e ci inseguiva… dopo era diventato anche un gioco.
Anche il tuo primo disco è un gioco?
Il primo e l’ultimo, ci tengo a dirlo… Beh in un certo senso è un gioco perché mi diverte, ma è più un bisogno. Quello di raccontarmi e raccontare quel che ho fatto. Voglio fare questo attraverso alcuni pezzi che ho scelto.
Quanti sono i brani che comporrano il cd e che sonorità hanno.
Penso a 9 brani, sono prevalentemente ballate che ho scritto per un accompagnamento di chitarra, ma che ho riarrangiato con supporto di basso, batteria e a volte il piano. Le sonorità sono soprattutto blues, swing e jazz.
Di cosa parlano i testi?
Molti sono autobiografici come 33 (scritto a trentatré anni) che racconta di un ragazzo che cerca la gloria con la chitarra, ma anche di satira sociale o politica come i Traviati. Qualche pezzo sarà solo strumentale, tipo Urban Blues.
Manca solo il titolo a questo disco che uscirà tra giugno e luglio 2010.
No quello c’è eccome: Torno il 29…se posso.
Sembra qualcosa di evocativo.
Infatti il 29 è un altro dei miei riferimenti, nel bene e nel male; il 29 è nato mio figlio, mi sono sposato, ma il 29 è anche la data in cui mia madre si è gravemente ammalata e in cui io mi sono rotto una gamba ecc. Quindi… sì, evoca momenti belli e non della mia vita, per questo non ho avuto dubbi e per il titolo ho subito pensato a Torno il 29…se posso.
Lo aspettiamo.
Isorio Alvisi


27 February 2010 

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